venerdì 19 ottobre 2012

Acquisto pellicole... si ma dove?

Sui forum di fotografia si legge di tutto, dai post degli utenti pieni di certezze: "la pellicola è morta e sepolta", a quelli degli sperimentatori "io uso solo lastre al collodio" ma anche, per fortuna, le innumerevoli domande degli utenti che si stanno avvicinando alla fotografia analogica.

Una delle più frequenti è questa: "ma dove le comprate le pellicole!?!".

Potrebbe sembrare una domanda stupida, non lo è affatto.

 Provate ad andare dal fotografo sotto casa e chiedete una TriX 400. Probabilmente vi risponderà:

Una che? Cosa sarebbe? Una pellicola!? Ma non le fanno più da 10 anni!

O, se siete sfortunati:

Ne ho un pò di scadute in magazzino. Sono 8 euro a rullino.


Risposte del genere sono scoraggianti. Ma non vi buttate giù. Ci sono i negozi online!

Vi sarete accorti che nel WEB si trovano trilioni di splendide fotografie su pellicola. La lomografia poi, se ci pensate, è sulla cresta dell'onda da anni. Non può essere un hobby per soli milionari! E infatti, non lo è.

Prima regola 
Non ostinatevi con i negozi di fotografia e i minilab che ancora sopravvivono nelle vostre città.
In Italia, per motivi che ignoro, con l'avvento del digitale tutti i negozi di fotografia hanno abbandonato in massa la pellicola, per poi trovarsi, dopo pochi anni, a fare i conti con gente che non sviluppa più rullini ma soprattutto non stampa più foto. Ormai 4 negozi su 5 hanno chiuso per mancanza di lavoro o, è il caso di dirlo, per scarsa lungimiranza. Amen.

Ovviamente all'estero la situazione è totalmente diversa, quasi ogni negozio di fotografia ha il suo bel reparto analogico. Ma in Italia siamo sempre un passo avanti...

Seconda regola
Comprate tutto online! pellicole, ma anche chimici per sviluppo e stampa, carta fotografica, etc...

Basta frugare su uno dei tanti siti di vendita online per scoprire quanto sia vivo e florido il mondo dell'analogico. Decine e decine di pellicole diverse, brand storici ed emergenti e soprattutto prezzi imbattibili.

C'è solo un "ma".

I costi di spedizione.

E' ovvio che risparmiare 4 euro su una pellicola e poi spenderne 10 per farsela spedire non ha molto senso.

La soluzione è semplice: fare acquisti in blocco.

Io faccio 2 o 3 ordini all'anno, una decina di pellicole, un po’ di chimici, carte, accessori vari... Se procedete in questo modo il risparmio è garantito e sarà anche maggiore se condividete la vostra passione con qualche amico. Un ordine di gruppo consente quasi l’azzeramento dei costi di spedizione.

Ora veniamo al nocciolo della questione o per meglio dire, di questo post.

Quale negozio online scegliere?

Ecco un elenco dei più noti e migliori negozi online, fatene buon uso!
  • Ars-Imago (ars-imago.com)
    E' uno dei migliori negozi italiani, sia per varietà di prodotti che per prezzi.
    Se siete romani, siete doppiamente fortunati, Ars-Imago ha anche un negozio fisico in Via degli Scipioni 24/26.
  • Western Photo (westernphoto.it)
    Assieme ad Ars-Imago è il negozio online che preferisco. Il gestore è gentilissimo e disponibilissimo. Ha anche un negozio ebay con il nome "Fotografia che passione"
  • Fotomatica (Fotomatica.it)
    E' forse uno dei primi negozi online di materiale analogico. Molto fornito ma per me un filo sotto ai precedenti.
  • Puntofoto (puntofoto.it)
    Non l'ho mai provato, ma mi è stato segnalato e lo riporto volentieri. Il sito sembra ben fatto e prezzi e spese di spedizione sembrano buone.
    Hanno anche un negozio fisico a Milano, in via Archimede 67.
  • Macodirect (Macodirect.de)
    E' un negozio tedesco. E' fornitissimo e spesso ha prezzi davvero imbattibili. Il problema sono le spese di spedizione raramente sotto i 20 euro. Se dovete fare grandi ordini è un'ottima alternativa.
  • Fotoimpex (fotoimpex.de)
    Come sopra, bisogna fare i conti con le spedizioni dalla germania. Ma può valerne la pena.

mercoledì 12 ottobre 2011

Contax 139Q Redux

 
Era l'autunno del 2008 quando comprai la mia prima macchina a pellicola.
Una splendida Yashica FX-D con il suo 50mm f/2 pagata la bellezza di 19 sterline su ebay.co.uk.
Poco più di un anno dopo, avendo messo assieme già un discreto corredo Contax/Yashica, decisi di provare l'ebbrezza di un corpo un pò più evoluto. E fu così che sempre sull'ebay d'oltre manica mi capitò questa occasione: Contax 139Q + Winder + Flash TLA30 + ottiche varie + 2 scatti remoti il tutto a 75 sterline.

Decisamente un buon affare. Anche se, ad onor del vero, le differenze tra il corpo Contax e il mio vecchio Yashica si rivelarono veramente minime ed obbiettivamente non giustificanti la spesa... ma tant'è, alla scimmia non si comanda!

La nuova macchina, tra l'altro, aveva un aspetto decisamente vissuto. La vernice consumata in molti punti e la pelle di rivestimento ridotta ad una poltiglia appiccicaticcia. Questo delle pelli è in realtà un problema comune a tutte le reflex Contax e Yashica del periodo che evidentemente montavano rivestimenti dalla qualità se non altro discutibile.

Il corpo macchina ripulito dalle pelli originali

Fu così che decisi di prendermi cura di questa macchina, buttandomi, da totale novizio, nel mondo del fai-da-te fotografico.

Per prima cosa dovevo sostituire le guarnizioni.
Per 5 dollari presi un set da questo sito giapponese: http://aki-asahi.com/store/html/moltopren/foam2.php e mi misi al lavoro. Niente di troppo complicato, anche se, a causa della mia totale inesperienza, qualche magagna nelle guarnizioni rimase, ma quel che conta è che raggiunsi l'obiettivo più importante: ogni infiltrazione fu scongiurata.

Dopo un paio di rulli, appurato il buon funzionamento della macchina, era tempo di pensare all'aspetto estetico. Una bella pulizia generale con benzina per zippo ed il passo successivo era la sostituzione delle pelli.

E siamo così ai giorni nostri...
Anche qui me la sono cavata con pochi dollari. Il sito cameraleather.com offre un'infinità di pelli con diverse finiture, con le quali personalizzare la macchina in base al proprio gusto personale.

E così che, per 14$, ho foderato la mia Contax con una bella pelle color "Seal Grain Red", ovvero rosso scuro.
Le operazioni per la sostituzione sono abbastanza semplici. Eliminate le vecchie pelli e ripulita per bene la macchina, le nuove, già sagomate e adesive, si applicano senza grosse difficoltà.
Il risultato finale è veramente soddisfacente.

Come tocco finale ho preso anche una eye-cup da applicare sul mirino. Costo: 7,49$ per 2 eye-cup (uno anche per la vecchia yashica). Et voilà... la Contax 139Q è rimessa a nuovo!


Rimane da capire per quale arcano mistero o maledizione non mi riesca di fare foto decenti con questa deliziosa Contax. A parità di ottiche ogni rullino fatto con la Yashica mi regala almeno una dozzina di scatti buoni. Dei primi tre rullini fatti con la Contax invece non salverei un solo scatto, mah!
Ma sono fiducioso... forse le algide signore tedesche hanno bisogno di più tempo per sciogliersi. :o)

martedì 15 marzo 2011

Progetto 11

Cos'è che fa fare il salto di qualità al fotografo "della domenica"?
Dov'è la differenza tra il professionista e l'amatore?
E' una domanda che forse si saranno posti in molti. Una delle possibili risposte è molto semplice: lavorare ad un progetto.
Ma cosa significa? Fondamentalmente è una questioni di approccio. Conosco decine di fotografi bravi, anche molto bravi, che scattano magnifiche foto a ciò che gli capita a tiro. Girano con la macchina al collo pronti a scovare un soggetto interessante, una bella luce o un panorama imperdibile. Bene, questo è l'approccio amatoriale alla fotografia.
Pensare ad un progetto, ad una serie di foto legate da un filo conduttore, sviscerare un qualunque tema fotografico questo invece è l'approccio evoluto. E vi assicuro, c'è una grossa differenza.

Progetto 11
E' su questo concetto che nel gennaio 2011 ha preso vita il gruppo "Progetto 11".
Nato da una discussione sul forum del FAI, il gruppo ha lo scopo di condividere e gestire i progetti fotografici dei partecipanti. Una sorta di esortazione alla propria crescita personale attraverso il confronto con altri fotografi.

Un idea che ho trovato meravigliosa ed a cui ho aderito immediatamente con entusiasmo.

Le regole del gruppo sono poche e molto semplici:
  1. Solo foto analogiche legate da un filo comune
  2. Minimo 11 foto finali
  3. Solo critiche e commenti costruttivi
  4. Obbligatoria l'apertura di una discussione a partecipante per presentare il proprio progetto e mostrarne gli sviluppi
A poco più di un mese dal via i progetti in corso d'opera sono già molti e già si intravedono i primi lavori di un certo interesse. L'iniziativa non manca e gli sviluppi, per un gruppo così giovane, potrebbero essere molti. Già si parla di mostre collettive e di altre iniziative collegate ai progetti.

Personalmente avevo già da tempo in cantiere l'idea di un progetto personale a cui avevo già dedicato un paio di rulli. L'adesione al Progetto 11 mi ha dato definitivamente la spinta necessaria a proseguire nei miei intenti.
Il progetto in questione, forse un pò banale, è incentrato sui paesi della riviera ligure nel periodo invernale.
Per garantire la coerenza dell'immagini ho inoltre deciso di utilizzare una sola macchina e una sola pellicola. La scelta è caduta sulla mia amata Rolleicord Va e sulla Provia 400X.



L'idea è di realizzare un set di immagini in grado di ricreare le atmosfere rilassate che si vivono in riviera durante i mesi meno caldi. Dando spazio al mare e al cielo e lasciando alle figure umane un ruolo secondario o richiamandone la presenza attraverso oggetti abbandonati sulla riva.

Come era lecito aspettarsi lavorare su un progetto si è rivelato tutt'altro che semplice. La grossa difficoltà è creare immagini non solo in tema ma che siano anche in grado di trasmettere lo stesso tipo di sensazioni. La galleria di qui sopra si aggiorna automaticamente man mano che aggiungo foto al progetto, vedremo come andrà a finire.

Concludendo, chiunque sia interessato è il benvenuto sul gruppo Flickr.
Io non posso che far altro che consigliare a tutti di mettersi alla prova col Progetto 11.
E' un'occasione di crescita unica che vale la pena cogliere al volo.

venerdì 21 gennaio 2011

Tributo a Vivian Maier

Quella di Vivian Maier è una storia incredibile.
Una fiaba dei giorni nostri che prende forma nel 2009 quando John Maoof, fotografo dilettante di Chicago, acquista ad un'asta pubblica alcuni scatoloni contenenti circa 100.000 negativi.
Le pellicole, fino ad allora conservate in un deposito, furono messe all'asta per inadempienze nei pagamenti d'affitto. Contratto d'affitto che, si scoprirà poi, risulterà intestato a tale Vivian Maier.
Sviluppati i primi rulli John rimane sbalordito dalla bontà del materiale e decide di chiedere consiglio agli utenti di Flickr (questa la discussione originale) su come comportarsi e su cosa fare dell'incredbile scoperta. A questo punto è questione di giorni perchè il "caso" Vivan Maier salga alla ribalta.

Le fotografie coprono un periodo che va dagli anni '50 agli anni '70 e sono quasi  esclusivamente immagini "rubate" per le strade della Chicago di quegli anni. Sono sufficienti pochi scatti per capire la grandezza del talento di Vivian. Immagini senza tempo pregne di ironia e frutto di un colpo d'occhio non comune, che richiama quasi automaticamente il parallello con l'illustre Henri Cartier-Bresson.


Pare impossibile che un talento del genere abbia vissuto tutta la sua esistenza nel più totale anonimato. Eppure è andata così, tanto che fare ricerche sul suo conto non è stato affatto facile.
John Maloof scoprì il nome di Vivian Maier grazie al fortunato ritrovamento, nella scatola di rulli fotografici, di una busta contenente alcuni negativi sviluppati e a lei indirizzata. E' stato così che, risalendo al negozio che fece il lavoro, vennero fuori le prime informazioni su Vivian.
Il negoziante la ricordava bene e la descrisse come una persona di poche parole e molto sulle sue, con una gran passione per il cinema europeo.

Quando  John, presa la decisione di contattarla, affidò le sue ricerche a Google,  il primo sito in cui si imbattè fù quello dell'obitorio di Chicago.Vivien era scomparsa appena qualche giorno prima.
Ancora una volta un destino beffardo.


Ma  John non si diede per vinto e non abbandonò le ricerche.
Scoprì che Vivian lavorò tutta la vita come tata e riuscì a contattare una delle famiglie presso le quali prestò servizio, raccogliendo preziose informazioni per una parziale ricostruzione della sua storia.

Nata in Francia si trasferì a Chicago nei primi anni '30 dove all'età di soli 11 anni inziò a lavorare in fabbrica. Cattolica, o per meglio dire, anti-cattolica, come amava definirsi, era anche socialista e femminista. Appassionata critica cinematografica, dalle poche notizie raccolte emerge prepotente l'immagine di donna forte, senza peli sulla lingua.
Imparò l'inglese frequentando i teatri (che amava). Indossava spesso giacca e scarpe da uomo  ed un largo capello.Chi l'ha conosciuta racconta che Vivian ha dedicato ogni secondo del suo tempo libero a scattare foto, foto che in tutta una vita non ha mai mostrato a nessuno.


Ora che Vivian non c'è più il mondo dell'arte, grazie soprattutto a John Maloof, sembra deciso a rendere giustizia all'incredibile lavoro di questa fotografa vissuta nell'ombra. Mostre e libri sono già in progetto ed anche il mondo dei collezionisti ha scoperto il valore delle sue opere.

Se volete approffondire questa affascinante storia vi cosiglio questi siti:
  • Il blog ufficiale
    Il blog curato da John Maloof. Contiene molti scatti e approffondimenti sulla vicenda. Il sito viene costantemente aggiornato, contestualmente allo sviluppo di nuovi negativi.
  • Discussione orignale su Flickr
    Qua è dove nasce tutto. Una lettura sicuramente interessante per appassionarsi a questa incredibile storia.
  • Jeff Goldstein's Collection
    Il sito ufficiale del "team" che ha deciso di occuparsi della gestione del patrimonio artistico di Vivian Maier.
  • Vivian Maier Film Documentary
    Un video che raccoglie un pò della storia e delle opere di Vivan Maier.
  • Servizio televisivo
    Anche se non masticate troppo l'inglese è un filmato assolumente imperdibile.

Vivian Maier
1926 - 2009

martedì 30 novembre 2010

Flickr's Interview: philipp a.

Well, so this is my first english post here!
I don't want you to waste your time on a boring introduction, my english is bad and the post speaks by itself.
This is the first interview of a series I would try to do with photographers that I appreciate on Flickr. I think there are many talents out there and it would be great to know them better.

I came across philipp a. photography many months ago and I started loving his portraits immediately.
His shots are very intense and I love the way he printed in his darkroom.

Let's know him!

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1. Hi Philipp, can you introduce yourself to our blog readers?
My name is Philipp Albrecht and I work and live in Mannheim, Germany. I'm a self-taught photographer since 2006.

2. How did you start with photography?
.In december 2006 I re-discovered my father's old Minolta xe-1 and decided to shoot film from then on. So why film? Today it seems somewhat anachronistic and besides that more expensive and time-consuming than digital photography?! In my job I spend all day in front of a computer screen, so avoiding weekends spent with photoshop image processing was what made analog photography attractive for me in the first place.

The second major aspect for me was the haptic and sensual experience of using old film cameras with their graceful release clicks and manual focus wheels. Since 2008 the work in the darkroom has added another exciting dimension to my photographic experiments. It feels now more like a holistic process for me from framing an image in the viewfinder, regulating the right amount of light in the darkroom to finally holding a piece of paper with the created result in my hands.

3. When did you realize you have talent?
Well, receiving a couple of superficial comments or favs in online communities like flickr doesn't mean your talented. I still feel that I have to learn so much more and take many more pictures before I'm truly happy with the emotional and technical outcome. So many hobby photographers I know are so easily satisfied with what they are doing, enjoy some short term attention and don't try to develop any further.

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4. Which photographs (or artist) do you admire and how do they influenced your work?
Nowadays the internet provides a comfortable way to look at thousands of different photos by all kinds of photographers. You don't have to necessarily go to art exhibitions or buy expensive photobooks to be inspired or to get an idea of what your personal way of portraying people might look like..The trick with this stupefyingly excessive supply of visual input is basically to keep a sane and critical mind with your own work as well as with the work of others. So who influenced my photographic work? The answer would actually be everbody! Which photographs (or artists) do you admire? Besides all those great but mostly nameless ambitious amateurs there are of course some photographers that I really like: Stephan Vanfleteren (http://www.stephanvanfleteren.com), Paolo Pellegrin (As I was dying) or Michael Ackerman (End time city) with their intense portraits as well as their documentaries are beside others very inspiring to me.
If you really study their work you begin to understand that an authentic and honest expression is far more important to make a great photograph than posing, emotions are more essential than skin deep beauty and a genuine environment can be telling more about someone than a fancy studio background.

5. How would you describe your style?
When I meet people I'm trying to catch an unfeigned and interesting expression while at the same time trying to avoid clichees or at least try to use and sometimes exaggerate them in a hopefully unconventional or clever way. That doesn't work out too often though.

6. What do you consider to be your best photos and why?
Mostly I fall in love with the latest pictures that worked out well in the darkroom. Only time and personal distance tells me if a photo is just a visual one-night stand, that is to say an attraction of nice textures or tones. Or if a picture turns out to be a longer-lasting love affair. So in the figurative sense I haven't met the love of my life yet, but here are some pictures that I'm still quite happy with.


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7. How is your workflow?
Meeting friends, neighbours or strangers and trying to create a relaxed one to one situation is the first step. It's essential for me that people I portray have faith in me as a person as well as a photographer, because otherwise the results definitely show that there was something wrong on an emotional level. Sometimes it takes me 3-4 rolls of film to get 1 or 2 decent pictures, sometimes I'm happy after just shooting 2 rolls. After the shooting I usually wait for a couple of weeks before I take the negatives to the darkroom where I gradually try to approach the final print.

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8. What about your gear?
I'm actually a lazy creature of habit, so too many different cameras or films would easily confuse me. That's why I almost always use a Pentax 645 for middleformat and my old Minolta for 35mm. I don't like using a flash so I try to get along with the available light and sometimes only use a reflector to get more light in the eyes. The films I use only vary between trix 400 or neopan 400.


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9. Where can we admire your photography work?
So far only on flickr (link), but I'm about to plan an exhibition for April 2011. I'll let you know then...

10. There's something more you want to say?
Thank you!

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lunedì 22 novembre 2010

Macro in economia con Nikon

Pur essendo un settore molto particolare, la fotografia macro, da sempre, genera grande interesse in chi si avvicina al mondo reflex. Lo si capisce sfogliando qualunque forum o sito dedicato alla fotografia dove le discussioni e gli articoli sull'argomento si sprecano.
Un pò perchè gli scatti macro hanno un fascino e una "spettacolarità" tutta loro e un pò perchè tecnicamente non sono semplici da realizzare e richiedono attrezzatura e competenze particolari.

Esistono diversi modi per approcciarsi alla macro fotografia. Due sono forse i più comuni e differiscono tra loro innanzitutto per il diverso impegno economico richiesto. Ma esiste anche una terza strada, meno conosciuta, da me scelta e che vi descriverò più avanti.

Il Kit R1C1 di Nikon

Chi ha soldi da spendere potrà scegliere tra una vasta gamma di ottiche micro di altissimo livello.
Con circa 800 Euro un AF-S VR Micro - Nikkor 105mm f/2.8G IF-ED permette di entrare nel mondo macro dalla porta principale.
Per risparmiare un pò si può guardare in casa Sigma, Tokina o Tamron, tutte producono ottiche macro di altissimo livello.
Un Tamron SP 90mm f/2.8 D si porta via per "soli" 400 Euro circa.
Ed il tutto si può abbinare ad un flash anulare o al costosissimo sistema  R1C1 di Nikon.

Esiste poi la strada economica, quella che potremmo definire degli  "accrocchi".
Lenti close-up, anelli di prolunga, inversione delle ottiche, etc...
Tutti sistemi che permettono ingrandimenti di buon livello anche con un 50mm standard.
Extension Tube su un Nikkor 50mm f/1.8
Prezzi contenuti ma qualità non all'altezza di ottiche studiate appositamente per le riprese ravvicinate.
Se volete sperimentare questa affascinante strada vi basterà fare qualche ricerca su internet. Il web è pieno di siti sull'argomento.
I risultati che si possono ottenere sono talvolta sorprendenti e soprattutto è sicuramente divertente sperimentare queste soluzioni per pochi euro.


La terza via, quella meno conosciuta, è quella che ho deciso di seguire io. Non volendo spendere cifre "folli" per un sistema professionale all'ultimo grido e non essendo soddisfatto dei risultati ottenibili con lenti close-up, inversioni, etc...ho fatto un pò di ricerche nell'immenso parco ottiche Nikkor del passato, tenendo ben presente che:
  1. Tutte le ottiche Nikkor Ai e Ai-s prodotte dal 1977 ad oggi sono compatibili con qualunuque reflex digitale Nikon. 
  2. Le ottiche Ai e Ai-s sono manual focus e sui modelli di reflex entrylevel e prosumer si perde anche l'uso dell'esposimetro.
  3. Nella fotografia macro si focheggia rigorosamente in manuale.
Fatte queste premesse, cosa cercare?
Essenzialmente, per il loro prezzo e la loro qualità, sono due le ottiche che ci interessano:

Micro-Nikkor 55mm f/2.8 Ai-s
  • Micro-Nikkor 55mm f/2.8 Ai o Ai-s
  • Micro-Nikkor 55mm f/3.5 Ai o Ai-s
Sono due ottiche praticamente identiche, la prima ha una miglior resa all'infinito la seconda un miglior nitidezza nell'uso macro. Sono entrambe di qualità eccelsa, tranquillamente paragonabili ai macro di ultima generazione e su ebay si trovano a prezzi tra i 70 e i 150 Euro (!).
Entrambe arrivano ad un ingrandimento 1:2 e vanno quindi associate, per ottenere un vero ingrandimento macro, ad un anello di prolunga (10~30 euro).
Insomma con poco più di 100 euro si possono ottenere gli stessi risultati di un AF-S Micro Nikkor 60mm f/2.8G ED che costa 5 volte tanto.

Vediamo che pecche ha questo sistema.

Prima di tutto precisiamo che la messa a fuoco manuale non è un problema. Quando si lavora in macro, di norma, si mette a fuoco alla minima distanza e poi si sposta la macchina avanti e indietro sino a trovare la corretta nitidezza. E' la prassi per quasi tutti gli scatti.

Discorso diverso per l'esposizione. Se avete una Nikon D300 o superiore l'esposimetro funzionerà senza problemi, ma per macchine come la mia D70 la cosa si complica un pò.
L'istogramma su una Nikon D40
In realtà meno di quanto si creda.

Si scatta, si guarda l'istogramma e si aggiusta il tiro sino a trovare la corretta esposizione.
Si deve ottenere una curva con il picco più o meno al centro dell'asse X senza avere pixel agli estremi che siginificherebbero zone bruciate o completamente nere.

Se il picco è troppo a destra l'immagine è sovrapposta, se è troppo a sinistra è sottoesposta.
L'importante è mantenere il grafico dentro i limiti di nero e bianco assoluto, visto che l'esposizione si potrà comunque aggiustare in un secondo momento in fase di postproduzione.

Altro problema è la focale di queste ottiche: 55mm.
Significa che la distanza di lavoro per avere il massimo dell'ingrandimento è di soli 25cm. Questo potrebbe rendere difficile  immortalare insetti e animali particolarmente timidi. Se siete entomologi in erba un 105mm o una focale maggiore sono le scelte più indicate.

Oltre all'ottica, l'altro strumento fondamentale in macro fotografia è il flash.
Continuando a guardare al passato si possono trovare soluzioni economiche e assolutamente professionali.
Io posseggo due flash:
  • Nikon SB-25 (50~70 euro)
  • Contax CLA-30 (10~20 euro)
Per il nostro scopo va bene qualunque flash compatibile con Nikon che possa essere impostato manualmente. Ne esistono migliaia, di qualunque fascia di prezzo.
L'SB-25 in realtà è un piccolo lusso, ma l'ho scelto perchè posso usarlo anche in TTL sulla mia Nikon FE2 e in AUTO sulla D70.

Il classico Flash Trigger wireless di prima generazione
Per l'uso in macro è però importante usare il flash off-camera. Ossia non montato sulla slitta flash della propria macchina ma posizionato (di solito) lateralmente al soggetto per aggiungere tridimensionalità alla scena.
Come comandare in remoto un flash?
La soluzione economica è procurarsi dei flash trigger wireless cinesi.
Ne esistono di diverse marche (anche se i modelli base sono in realtà un paio). Io con soli 15 euro mi sono aggiudicato un trasmettitore e due ricevitori Neewer CT-04 che funzionano alla grande.

Tenete comunque presente che due flash non sono indispensabili. Un solo flash ed un piccolo pannello riflettente sul lato opposto del soggetto a schiarirne le ombre andranno bene nel 90% delle occasioni (io come pannello riflettente uso i coperchi in cartone delle vaschette alimentari della Cuki).

Insomma, se sapete sfruttare ebay, con circa 150 euro sarete in grado di avere un kit completo per la macro fotografia di livello professionale. Ma l'attrezzatura giusta non è garanzia di buoni risultati, c'è molto da studiare...ma questa è un'altra storia.


Dead Fly
Camera: Nikon D70 handled @ ISO 200
Lens: Micro 55mm f/2.8 Ai-S + 25mm Extension Tube @ f/11
Strobist Info: Nikon Sb25 @ 24mm 1/32 of power at the right of the subject triggered with Neewer CT-04 || Silver panel on the left

Butterfly
Camera: Nikon D70 handled @ ISO 200
Lens: Micro 55mm f/2.8 Ai-S @ f/11
Strobist Info: Nikon Sb25 @ 24mm 1/16 of power at the left of the subject triggered with Neewer CT-04


Gazania
Nikon D70
Micro-Nikkor 55mm f/2.8 Ai-S
25mm Panagor Extension Tube

mercoledì 3 novembre 2010

Olympus 35 RC

Non posso che dedicare la prima mini-recensione di una macchina fotografica alla "piccola" di casa: la sorprendente Olympus 35 RC.
E' incredibile quanto il concetto di compatta economica fosse diverso negli anni '70. Lo standard qualitativo, soprattutto per ciò che concerne le ottiche, era decisamente più elevato. E questa piccola telemetro giapponese rientra a pieno diritto tra le migliori compatte del periodo.


Partiamo dall'aspetto. La macchina si presenta di dimensioni veramente ridotte 109x70x50mm per soli 410 grammi, un piccolo record per l'epoca, soprattutto considerate le caratteristiche tecniche.
Sta comodamente nella tasca di un giubbotto e questo la rende perfetta come macchina da avere sempre con se.
Solida e compatta grazie al corpo in metallo, ha un'estetica nel complesso molto piacevole.

L'ottica, non intercambiabile, è un E. Zuiko 42mm f/2.8 che, a dispetto delle apparenze spartane, riserva grandi sorprese. Lo schema ottico è un raffinato 5 elementi in 4 gruppi che offre immagini incredibilmente nitide e contrastate e l'assenza quasi completa di distorsioni e vignettature.
Cito l'autorevole Ken Rockwell:
By using an advanced 5-element deign, and the perfect normal focal length, Olympus is able to give the immortal 35RC incredible optical performance far beyond that of mere mortal cameras.
L'otturatore centrale, molto semplice e silenzioso, permette tempi da 1/500 ad 1/15 oltre alla posa B.
La macchina è dotata di un preciso esposimetro con cellula CDS posta esternamente sull'ottica e, cosa interessante e rarissima per questo tipo di compatte, lavora sia in priorità di tempi che in manuale.

Utilizzare la 35 RC è molto semplice.
Inserita la pellicola e ruotato l'anello esterno sul frontale dell'obiettivo per selezionare il corretto valore ISO (da 25 a 800) si può partire.
Per attivarla è sufficiente girare la piccola ghiera posta tra corpo e obiettivo e passare da "OFF" ad "A".
In questo modo si può iniziare a scattare in priorità di tempi.

Il mirino offre tutte le informazioni necessarie.
In alto la scala dei tempi, selezionabili con il comando posto nella parte superiore del corpo.
In basso la scala dei diaframmi, selezionati automaticamente in modalità "A" oppure manualmente tramite la piccola ghiera sull'ottica.

A sinstra di questa scala si trova la "red zone" che entra in azione sia nei casi di sovraeposizione che di sottoesposizione.

Al centro c'è l'area dedicata al telemetro per la messa a fuoco. Il telemetro non è al livello di una Leica ma è comunque di buona fattura, contrastato e ben visibile.

E' importante sottolineare che in modalità manuale l'esposimetro si disattiva. Può sembrare una pecca, ma questo in realtà permette di scattare sempre e comunque anche con batteria scarica.

Per attivare l'esposimetro, come nelle più moderne reflex, basta esercitare una leggera pressione sul pulsante di scatto. Una scelta davvero innovativa per l'epoca e decisamente funzionale, tanto che al giorno d'oggi è divenuto lo standard.

Caution - Wet floorYou know? It's a pond.Empty games (redux)

Vediamo un pò di aspetti negativi:
  • Le batterie.
    Come molte macchine di 40 anni fà la 35RC monta le solite pile da 1.3V al mercurio, ormai fuorilegge da anni ed in pratica introvabili. Le soluzioni sono due: o ritarare l'eposimetro per utilizzare le alcaline da 1.55V o utilizzare le Zinco-Aria da 1.35V che si trovano in rete a circa 9 euro l'una.
  • Manutenzione.
    Su Ebay la macchina si trova facilmente tra i 30 ed i 50 euro. La mia  però ha avuto bisogno di qualche piccolo intervento: la calibrazione del telemetro, la sostituzione delle guarnizioni e la pulizia del vano pile. Tutte operazioni che, anche chi ha poca pratica, può fare da sè senza l'intervento di un fotoriparatore.
  • Filtri.
    Inspiegabilmente la filettatura di questa macchina è di 43,5mm. Praticamente è impossibile trovare filtri adatti. Ho trovato però su ebay un paraluce in gomma di questo diametro... peccato che poi andasse a coprire il telemetro.
  • Blocco per sotto/sovra eposizioni.
    In modalità "A", nel caso ci sia troppa o poca luce, la lancetta dei diaframmi finisce nella "red zone" e blocca il pulsante di scatto. Sembra facile da capire, ma spesso ciò crea confusione in quanto la red zone è posta subito a sinistra del diaframma più aperto ed in caso di sovraesposizione pare un controsenso.
  • Massima apertura.
    Un comportamento molto strano della mia macchina è che in modalità "A" non scatta a f/2.8. Se voglio scattare a tutta apertura devo passare in modalità manuale. Non so se le altre RC35 si comportino allo stesso modo.
  • Distanza minima di messa a fuoco.
    Non è un vero e proprio difetto, in quanto sulle telemetro è la norma, ma va considerato che la distanza minima di messa a fuoco è di 90cm.

Portrait (on a train)


Altro aspetto interessante è l'integrazione col flash. Non l'ho mai sperimentato direttamente, ma pare essere un'altra features ben realizzata da Olympus. Qui, se masticate l'inglese, trovate molte informazioni a riguardo.

Sul frontale, sopra il marchio, trovate anche una levetta per l'autoscatto (tra i 9 e i 10 sec.).
Altra caratteristica "geniale" della macchina è l'AE lock. In pratica, fatta la lettura esposimetrica, se continuate a tenere il pulsante di scatto premuto a metà, la coppia tempo/diaframma rimane invariata sino al momento dello scatto. Semplice e intuitivo.

Concludendo.
L'Olympus 35 RC è un gioiellino che per pochi euro può essere vostra, non posso che consigliarla.
La qualità dell'ottica, come già detto, è sorprendente e la possibilità di avere pieno controllo sull'esposizione soddisferà anche i fotografi più esigenti. Il suo punto di forza rimane a  mio parere la dimensione ridotta, che ne fà una macchina da "tutti i giorni" con pochi compromessi.

I miei scatti con l'Olympus 35 RC:  photostream